Spigolature doltreoceano (2). E non
di Mariopaolo Fadda
- 6/2/2004

1. Boase - L'oasi in cui vivere
La casa del futuro: questa la competizione vinta, nel 2001, da un gruppo di giovani
architetti danesi, Force4 e illustrata sul numero di gennaio di Metropolis (Figg.
1 e 2). Due i concetti guida: sostenibilit e accessibilit (in termini economici).
Produzione di massa, a bassi costi, di abitazioni. E quindi anche di terreni a
basso costo che non mancano; ne hanno individuato circa 14,000: tutti siti postindustriali
inquinati. La citt di Copenhagen ne ha fornito loro uno in un'area multietnica
della citt precedentemente occupata da un'industria per la distillazione di idrocarburi.
I giovani non si sono persi d'animo ed hanno pensato di utilizzare al massimo
la combinazione di estetica, scienza e tecnologia. La legislazione danese non
consente di costruire in siti inquinati, ma Force4 ha ottenuto una deroga anche
perch le abitazioni saranno su palafitte e non toccheranno il terreno. Il sito
verr disinquinato attraverso la "phytoremediation", un processo in cui
le radici di certi alberi (salici e pioppi) aspirano l'inquinamento dal suolo.
In collaborazione con un biologo e un paesaggista hanno progettato un parco con
alberi-vampiro (di rapida crescita) integrati da vegetazione locale.
Il processo di disinquinamento dovrebbe durare circa dieci anni e si risparmieranno
milioni di corone che si sarebbero dovuti spendere per rimuovere il terreno fino
ad una profondit di un metro e ottanta circa e trasportarlo in apposite aree
per essere trattato. Se tutto va bene, in dieci anni l'area potr essere edificata
con tradizionale alta-densit. Se il sistema non funziona, ambientalmente non
si perder nulla, e gli alberi succhieranno ugualmente acqua dal terreno impedendo
a questa di raggiungere le falde acquifere. Per la realizzazione delle unit abitative
a basso costo puntano sulla metodologia utilizzata per la costruzione di treni
ed auto. Infatti se si dovesse costruire un'auto nello stesso modo con cui costruiamo
le case, nessuno sarebbe in grado di compare un'auto: costerebbe 10 volte tanto.
Quindi ricorso massiccio alla tecnologia e a materiali non tradizionali: Force4
ha scelto una composizione di plastica e fibre di vetro rinforzate. Resistente,
leggera ed isolante. Le unit sono articolate in due livelli (duplex) con due
facciate in vetro che contengono cellule solari. Le unit (2,40x7,80x6,00), per
una o due persone, potranno essere facilmente rimosse e riciclate.
Visto che difficile controllare la temperature in strutture cos leggere, pannelli
contenenti un tipo di cera scambiatrice (ClimSel), montati all'interno della facciata,
trattengono il calore durante il giorno e lo rilasciano durante la notte. Ma l'elemento
pi sorprendente la tenda che copre gli spazi comuni, una sorta di foyer che
connette gli appartamenti in gruppi di 4. L'idea originaria prevedeva una membrana
intelligente, che si sarebbe gonfiata al freddo e sgonfiata al caldo, per regolare
il passaggio dell'aria e sarebbe diventata opaca nelle giornate di sole forte.
L'impossibilit di produrre una tenda simile nei tempi previsti ha suggerito un'altra
soluzione, una membrana translucente gonfiabile a tre strati chiamata ETFE. Pi
aria viene introdotta pi isolante diventa la struttura. Per evitare surriscaldamenti
verranno utilizzate cellule solari. Le unit previste sono 64 e l'ultimazione
prevista per il 2005. Un ottimo esempio del ruolo che pu giocare l'urbatettura/paesaggistica
nella decontaminazione urbana e territoriale combinando insieme processi naturali
e tecnologia avanzata, senza scadere nella retorica naturista o in un freddo,
anonimo hi-tech.
2. La 51 edizione dei P/A Awards
La 51 edizione dei premi Progressive Architecture rivela una serie di interessanti
progetti, pubblicati sul numero di gennaio di Architecture. Il primo premio
stato attribuito ex-equo a Michael Maltzan (che si formato nello studio di Gehry)
e a Morphosis.
Nell'edificio federale a San Francisco (Fig. 3 e 4) il gruppo di Santa Monica,
guidato da Thom Mayne (che ha ricevuto anche due segnalazioni per altri due progetti)
non ha progettato un blocco per occupare l'intero isolato cos come consentiva
il regolamento comunale ma ha articolato con maestria una sottile, translucente
torre di 18 piani con un'ampia struttura che si sviluppa orizzontalmente per quattro
piani, a pi diretto contatto con l'intensa attivit pedonale dell'area. E' una
soluzione adottata anche nell'edificio CalTrans7 a Los Angeles. Il problema dell'interazione
con il traffico pedonale a livello stradale sempre pi sentito nel regno di
Autopia. L'elemento di raccordo una piazza pubblica con tanto di caff. A met
circa della torre stato ricavato uno "sky garden" per un'altezza di tre
piani, da dove possibile ammirare lo skyline di San Francisco e della sua baia.
Il 70 per cento della torre utilizza, per la climatizzazione, la ventilazione
naturale che proviene dalle finestre e da una pelle traforata che riveste la torre.
Il controllo avviene attraverso un computer. La pelle, una sottile lastra in acciaio
inox traforata, zig-zaga nella parte bassa per diventare la copertura dell'area
d'ingresso.
Gli ascensori sono dotati di uno "skip-stop" cio saltano alcune fermate
che sono previste ogni tre piani. Questo per incoraggiare sia gli impiegati che
il pubblico a camminare a piedi tra un piano l'altro e rinunciare una volta tanto
ai mezzi meccanici per brevi spostamenti.
Un'opera di valore, che un bel mix di urbanistica, architettura, ecologia, di
Morphosis che ha ormai alle spalle una robusta e qualificata partecipazione alle
vicende architettoniche contemporanee.
L'intervento di Maltzan, il Kidspace Children's Museum (Figg. 5 e 6), un museo
no-profit, per bambini, ricicla tre edifici precedentemente adibiti ad ortocultura,
in un ampliamento per ricavarne spazi espositivi, aule, uffici amministrativi,
un teatro di 150 posti, ed un caff. Maltzan punta su un'architettura fluida,
di percorso. Un percorso ricco di dislivelli, rampe e di episodi edilizi sempre
diversi. Dall'ingresso in uno dei capannoni, alle sale espositive, alle aule,
al teatro, alla corte interna, alle climbing towers da dove si pu dare
uno sguardo dall'alto all'intero complesso.
Il progetto di Maltzan quella "disinibita esplorazione di territori inesplorati"
che alla base dei premi P/A, e ricorda molto la metodologia gehriana, soprattutto
l'Edgemar Development. Vorrei citare due progetti tra quelli segnalati che mi
sembrano particolarmente significativi e brillanti, soprattutto nel discorso che
si sta sviluppando sul restauro paesaggistico e sul riciclaggio dell'edilizia
anonima degli anni dell'International Style. Il primo il progetto per un'abitazione
per ospiti ricavata in un ponte ferroviario abbandonato in Massachusetts (Figg.
7 e 8). Ci che ha impressionato un giurato "la poesia del progetto",
di Dan Hisel.
Un piccolo appartamento con camera da letto, bagno, cucina, zona pranzo ed il
cui pezzo forte quel soggiorno interamente vitreo sospeso nel vuoto e da cui
possibile vedere a 360 i boschi che lo circondano ed il fiume sottostante.
Un'opera originale e spregiudicata che esalta un sito fenomenale e che recupera
creativamente un reperto dell'era industriale.
Il secondo il progetto di Greg Lynn che ha vinto il concorso per la riconversione
di un blocco di appartamenti (500) il Kleisburg nel distretto di Bijlmermeer ad
Amsterdam (Fig. 9 e 10). Uno degli scopi della competizione era di evitare la
demolizione del complesso, costruito negli anni 70, in un orrido intensivo. E
la proposta di riciclaggio presentata da Lynn stata premiata perch prevista
la suddivisione del lungo blocco (400 m) in sub-blocchi organizzati intorno a
50 abitazioni che godranno di servizi comuni ed accessi separati. Per incrementare
del 30% gli spazi delle residenze sono stati eliminati i corridoi interni e rifatti
all'esterno nella facciata dove stato localizzato l'intero sistema del traffico
pedonale: scale, ascensori, gallerie e scale mobili. Questo sistema supportato
da "onde" in strisce metalliche che dinamizzano la piatta facciata del serpentone.
Un ottimo esempio di riciclaggio dell'edilizia di scarsa qualit, tipica della
seconda met del secolo scorso, che dovrebbe essere preso ad esempio in ogni serio
programma di rinnovamento urbano.
3. La museo mania
Il numero di gennaio di Architectural Record oltre ad illustrare 7 nuovi musei
ospita un'interessante articolo di presentazione a firma di Suzanne Stephens che
riflette sulla museo mania.
La Stephens mette subito in evidenza il fatto che il museo architettonicamente
l'edificio pi significativo della nostra epoca. Lontani i tempi in cui era concepito
come un polveroso mausoleo, oggi diventato un'attrezzatura urbana in cui si
pu assistere a performances artistiche di ogni genere, in cui si proiettano films,
si pu fare lo shopping, mangiare, studiare e vedere mostre e collezioni artistiche.
Gli artisti si sono spesso lamentati perch di una buona architettura ne fanno
le spese le loro opere. Come dire che le esposizioni artistiche dovrebbero essere
fatte in immonde baracche per far risplendere meglio le opere di pittura e scultura.
Posizione davvero singolare. Glen Lowery, direttore del MoMA di New York, replica
a simili singolari posizioni con una felice metafora. "Se compri una bottiglia
di un grande vivo puoi berla in un bicchiere di plastica come in una coppa di
cristallo. La coppa di cristallo non rende certo il vino migliore di quello che
, ma la degustazione in una coppa di cristallo infinitamente pi appagante."
Di conseguenza l'architettura, come la coppa di cristallo meglio di un'anonima
scatola-bicchiere di plastica. Inoltre un'opportunit per i visitatori di musei
di vedere opere architettoniche di valore.
Il padre di tutti questi musei-coppa di cristallo il Guggenheim di Frank Ll.
Wright che non a caso suscit non poche polemiche.
Un'altro aspetto oggetto di controversie il rapporto tra direttore del museo
ed architetto dove il primo spesso sopraffatto dalla personalit del secondo.
E questo avviene quando la committenza non ha ben chiaro il programma edilizio
e quindi il direttore si sente autorizzato a contrattare con l'architetto. La
committenza ha l'obbligo ed il dovere di stabilire il programma edilizio a cui
sia direttore che architetto dovranno attenersi ognuno nel proprio specifico ruolo,
senza sovrapposizioni o sopraffazioni.
Per quanto riguarda la situazione americana, i musei pagano non solo per le controversie
di cui sopra ma scontano anche la generale crisi economica che ha portato allo
stop di progetti ben noti: il nuovo LACMA di Los Angeles su progetto di Reem Koolhaas,
il Pittsburgh Science Center di Jean Nouvel, l'Hartford Atheneum di UN Studio.
un argomento su cui bisogna riflettere perch la museo mania pu rivelarsi un'arma
a doppio taglio: una formidabile esibizione di creativit ma anche la feticcizzazione
della conservazione. E, cosa ancora pi grave, rischia di dare spazio ai maniaci
del passato che, tutti prostrati ad adorare ogni cosa sia vecchia, stanno facendo
accumulare alla nostra epoca infondati complessi di inferiorit verso le epoche
antiche.
4. Un architetto non al servizio della rivoluzione
Un servizio di Nancy Levinson su Metropolis di febbraio (2004) un omaggio non
solo a Mario Romaach ma all'architettura moderna cubana stroncata dall'ascesa
al potere di Fidel Castro.
Romaach, considerato il miglior architetto cubano del dopoguerra, lasci Cuba
nel 1959 e non vi fece mai ritorno. I 2/3 degli architetti cubani seguirono il
suo esempio.
Eduardo Luis Rodrguez, architetto e storico cubano, cresciuto nel culto dell'architettura
al servizio della rivoluzione, dei problemi tecnici ed economici di stampo politico-ideologico,
stanco di tanto degrado umano e culturale si messo a studiare quell'architettura
che il regime etichetta come "socialmente decadente e politicamente corrotta."
E si sta battendo per farla sopravvivere a dispetto del fatto che il regime, foraggiato
dall'UNESCO (una delle tante gonfie mammelle dell'ONU che allatta, spesso e volentieri,
programmi repellenti e regimi autoritari), abbia messo in piedi un vasto programma
per il restauro dell'architettura coloniale della capitale. S coloniale e per
un regime comunista davvero il colmo.
Rodriguez ha perfettamente ragione nel giudicare la Noval Cueto House, del 1949,
un capolavoro dell'architettura cubana (Figg. 11 e 12). Pilotis, il vuoto centrale,
le finestre a nastro, e corridoi all'aperto sono una poetica combinazione di caratteri
locali e purismo razionalista. Gropius che visit l'isola nei primi anni cinquanta,
ne parl in termini entusiastici. Oggi, la parete vetrata nord, stata rimpiazzata
da una parete di blocchetti e l'intero edificio in un generale stato di degrado.
Un'altra opera di rilievo la Vidaa House (Fig. 13), del 1953, che si conforma
ai dislivelli del terreno in pure linee miesiane. Questa abitazione venne considerata
la miglior abitazione costruita a Cuba tra il 1953 e il 1955 e valse a Romaach
la medaglia d'oro del National College of Architecture.
Rifugiato negli Stati Uniti, sradicato, smarr la sua carica, non produsse pi
nulla di significativo e mor praticamente dimenticato nel 1984.
Rodriguez sta con tenacia convogliando l'attenzione internazionale sull'architettura
moderna cubana e sul suo massimo esponente, per far si che quelle opere abbiano
quel futuro che finora gli stato negato perch retaggio della "degenerazione
borghese" dell'era Batista. E l'UNESCO, con atteggiamento vile e venendo meno
ai suoi doveri statuari, non muove un dito per non irretire un volgare e rozzo
dittatore.
(Mariopaolo Fadda
- 6/2/2004)
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